Horror: la psicologia che te li fa amare

horror sexyI film horror sono un genere ”stranamente” molto amato. Ti sei mai chiesto perché qualcosa che dovrebbe far paura, spaventare o agitare ha fatto diventare ricchi registi e case produttrici? Non pensi sia un contro senso? I film horror sono senz’altro tra i generi del grande schermo che attirano il maggior numero di spettatori riscuotendo maggior successo, ma perché qualcosa che nasce per spaventare dovrebbe essere guardato con piacere? Il segreto del successo di questa tipologia è nella sottile psicologia che nasconde la visione della pellicola. A tal proposito un college della Pennsylvania (e non mi sembra affatto un college preso a caso) ha definito ben 8 modelli psicologici e sociali per spiegare il desiderio di guardare un film horror. Magari tra questi modelli c’è anche la spiegazione di quello che scatta nella tua testa per pagare il tuo cinema di fiducia quando mando una pellicola nata per spaventarti!

Definizione di horror

horrorWikipedia definisce l’horror come “un genere cinematografico caratterizzato dalla presenza di scene ed eventi finalizzati a suscitare nello spettatore emozioni di orrore, paura, disgusto e angoscia. Le trame solitamente vedono la presenza dell’ignoto in senso spesso ostile (come mostri, forze, eventi, personaggi del male o di origine soprannaturale) nel mondo di quotidiano.”

Razionalmente nulla dovrebbe darti piacere nell’osservare cose del genere eppure l’euforia e il piacere del guardare un horror raramente ha eguali. Ecco gli 8 modelli psicologici che spiegano il perché:

1) Psicoanalisi

horrorIl primo modello affonda le sue origini nella psicoanalisi, proprio la psicoanalisi pura che si può leggere sui libri di filosofia e psicologia. Freud (1919/1955) e Jung (1934/1968) hanno dato una spiegazione legata proprio alla psicoanalisi del tanto piacere nel guardare un horror. Freud considera il film horror come la manifestazione “dell’inspiegabile e del misterioso” , pensieri comunemente ricorrenti in tutti gli individui ma repressi con la crescita dall’ Ego e dallo sviluppo della razionalità, il film horror rievocherebbe queste sensazioni legate al nostro sviluppo e quindi ci appare familiare senza un motivo cosciente e ci infonde una sensazione vagamente piacevole perché precedente al nostro percorso di vita razionale. Jung, invece, attribuisce la popolarità dell’horror a immagini primordiali sopite nel nostro inconscio da quando eravamo dei bambini e perfino un’ombra nella notte per noi diventava un mostro terrificante, crescendo abbiamo vinto queste paurose immagini e l’horror ce lo ricorda, ci ricorda quanto siamo stati grandi e forti, quanto con la nostra coscienza adesso sappiamo vincere. Il problema di queste teorie è che come ogni teoria psicoanalitica è altamente soggettiva, difficile da dimostrare empiricamente e soggetta al percorso sociale della persona.

2) Catarsi

horrorQuesta teoria fonda le sue radici a molto prima della psicoanalisi di Freud. Già in tempi antichi Aristotele credeva che rappresentazioni teatrali o figurative di carattere drammatico e rappresentanti mostri evocavano nel pubblico la sensazione di “lavare” lo spirito dai pensieri negativi, questo  è il processo definito come Catarsi. Feshbach (1976) estende l’approccio di Aristotele ai media di carattere violento e agli horror affermando che la sensazione di paura e la tensione alla quale ci sottoponiamo guardando scene di questo tipo ci “purgano” dal provarle nella realtà e quelle stesse sensazioni negative ci puniscono se immaginiamo di compiere atti simili nei nostri pensieri. Nella pratica la scienza ha dimostrato però l’opposto Bushman e Geen (1990). Infatti le teorie scientifiche affermano che l’ essere abituati a scene di violenza provochi in realtà lo sminuire di quegli atti e ci metta in una condizione privilegiata nel desiderare certe sensazioni di ansia, adrenalina e sfoghi di rabbia. Ha invece dimostrato che scene di erotismo e comicità hanno un effetto positivo sulla gestione della rabbia. Al di là della dipendenza lineare che può esserci o meno tra la visione di un film horror e la tendenza all’emulazione è stata dimostrata una correlazione inversa tra paura e desiderio di guardare un horror: in pratica meno si è fifoni più si vuole guardare un horror (Mundorf, Weaver, e Zillmann 1989)

3) Trasferimento di eccitazione

horrorIl fenomeno del trasferimento di eccitazione fu ritenuto uno tra i motivi principali nel desiderio di guardare un horror da Zillman (1978). Zillmann sosteneva che gli stimoli forniti dai film horror creassero una forte sensazione di benessere nella persona nel momento esatto in cui terminano, indifferentemente dal fatto che la trama possa evolvere positivamente o negativamente (Sparks 1991) lo spettatore al termine può rilassarsi e provare un eccitazione positiva, un senso di pace e benessere. Per onor di cronaca vi dico che McCauley (1998), nel condurre due studi, smentisce il trasferimento di eccitazione per alcuni gruppi di persone che proverebbero maggiori sensazioni positive durante la pellicola anziché al termine come ipotizzato da Spark. Però è il caso di dire ”tutto è bene quel che finisce bene”

4) Curiosità e fascinazione

horrorE’ Caroll nel 1990 a proporre un ipotesi semplice e pratica: i film horror stimolano le emozioni positive e ci eccitano semplicemente perché noi siamo degli esseri curiosi. Sostiene che il fascino di questi film è legato alla possibilità che ha lo spettatore di scoprire cosa succederebbe se si violassero le comune norme sociali e razionali portando chi guarda fuori dalle esperienze quotidiane e permettendogli, al pari di un film fantasy, di osservare in una realtà non schematizzata dalla logica cosa succede se quegli schemi sono rotti. Qualcosa di assurdo e malvagio si oppone a persone comuni come noi (niente super eroi pieni di poteri ma solo persone come noi) e vedere come se la cavano ci affascina terribilmente.

5) Ricerca di emozioni

emozioni horrorZuckerman (1979) dimostra una correlazione tra il desiderio di provare emozioni e ricercare sensazioni adrenaliniche con la voglia di restare incollati alla poltrona mentre viene trasmesso un film horror, pauroso e ansioso. I film di paura e i thriller sembrano dare sensazioni molto più “potenti” rispetto ai classici film di azione e di eroi dove già si sa che il bene trionfa sempre. Di solito gli horror sono infatti preferiti da persone non banali che odiano i finali scontati, persone che, seppur amando i film d’ avventura, hanno bisogno di trovare l’ adrenalina in qualcosa dove non sia scontato che vinca il bene.

 

6) Correzione caratteriale

horrorLa gente sembra godere della violenza nei film horror quando la violenza e il male sono diretti contro coloro che noi crediamo essere meritevoli di tale trattamento (Zillmann e Paolo, 1993). Questa osservazione ha dato origine alla teoria dell’attitudine caratteriale in cui si ipotizza che le reazioni emotive di una persona, agli eventi ritratti in un film horror, possano essere fatte risalire a sentimenti di giustizia e contraccambio che tutti noi abbiamo. In altre parole, se si tratta di qualcuno che è considerato meritevole di punizione (Weaver, 1991) lo spettatore può addirittura adottare una visione positiva della violenza (basta guardare il successo avuto dai vari SAW). La violenza diretta contro qualcuno non considerato meritevole di punizione, come un bambino innocente, è più probabile che sarà interpretato in una luce negativa dallo spettatore.

7) Ruolo del genere

horrorLo studio condotto da Zillmann, Weaver, Mundorf, e Aust nel 1986 stabilisce che i ragazzi adolescenti apprezzano un film horror quanto più la ragazza al loro fianco è terrorizzata, mentre, le ragazze lo apprezzano tanto più il l’amorevole compagno seduto al loro fianco si mostra tranquillo e controllato. Questa osservazione ha stabilito che il film horror piace perché è un marcatore di ruolo sociale definendo, inconsciamente, in una coppia l’indentità caratteriale dei partner e permettendogli di mostrarsela vicendevolmente. Il film horror diviene uno strumento con il quale il ragazzo può mostrare il suo coraggio e sicurezza e la ragazza la sua voglia di protezione (Zillmann & Gibson, 1996). Questa teoria non spiega, però, perché alcune persone preferiscono guardare i film horror da solo (McCauley, 1998) né tanto meno perché spesso è la ragazza a preferire questo genere. Nonostante ciò è una teoria che si sposa perfettamente con l’ idea attuale di coppia e non mi sorprenderebbe affatto che l’ uomo abbia piacere nell’ avere l’ occasione, nonostante sia inconscia, di mostrarsi tale senza cercare risse o pericolose scorribande.

8) Preoccupazione sociale

horrorStephen King (sicuramente una tra le persone che meglio ha carpito le potenzialità economiche dell horror) nel 1981 afferma che i film horror servono spesso come un “barometro di quelle cose che turbano i pensieri notturni di una società intera”. Facendo seguito a questa osservazione, Skal (1993) sostiene che i film dell’orrore riflettono questioni sociali attuali e sono lo specchio delle preoccupazioni sociali: come la paura del totalitarismo che nel 1930 ha dato vita a film come Frankenstein (1931), la paura delle radiazioni che ha dato il via alle caratteristiche creature del 1950, la guerra in Vietnam che ha dato luogo a una nuova generazione di film di zombie come rappresentato nel 1968 della Notte dei morti viventi, Watergate che ha ispirato la diffidenza per le figure di autorità e film come Nightmare (1984) e la paura dei serial killer che ha incoraggiato un interesse in film come il silenzio degli innocenti (1991). L’importanza delle preoccupazioni della società che sono basilari nella comprensione della popolarità dei film horror, va tenuta presente in virtù del fatto che, tra l’ altro, molti di questi film operano su paure universali o cross-culturali in modo di avere terreno fertile nel quale svilupparsi.

Credo che non rispecchiarsi in nessuno di questi modelli sia difficile! Ora sapete su cosa fanno leva in voi le aziende cinematografiche che sperano di incassare i vostri soldi girando un film Horror… BUONA VISIONE e fatemi sapere che ne pensate!

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